L’A.I. non è un nemico perché non sostituisce la coscienza

16 Ottobre 2024

Tutto viene osteggiato finché non diventa di uso comune. Pure le più grandi intuizioni vengono boicottate fino a passare dalla condanna all’acclamazione. All’unanimità. Ovvio che doveva accadere anche con l’argomento del momento: «L’Intelligenza Artificiale».

16 Ottobre 2024 da Rispirazioni.it

Da oltre un milione e mezzo di anni immettiamo dati in noi e da lì ripeschiamo. Ma l’intelligenza artificiale non potrà surrogare il cuore intimo del nostro esistere.

Ventitre secoli fa, una voce decisamente eminente in fatto di ricerca, studio ed esperienza nell’umano in ogni sua sfaccettatura, Platone, nel Fedro, attraverso il mito di Teuth e per voce di Socrate, segnalava il pericolo dell’avvento della scrittura. Il mito ha luogo in Egitto, dove il dio Theuth, inventore della matematica, della geometria, dell’alfabeto e della scrittura, elogia quest’ultima davanti al re egiziano Thamus. Secondo il dio, la scrittura renderà gli egiziani più sapienti e aumenterà la loro memoria. Il re, però, non è d’accordo con il dio. Pensa che gli studenti non possano avere conoscenze senza l’insegnamento orale del maestro. Attraverso la scrittura, secondo il re, non si avrà mai la conoscenza, ma l’arroganza del sapere e sarà impossibile arrivare alla verità. Fedro condivide le idee del re e Socrate elogia il discorso, rilevando gli aspetti negativi della scrittura. Per il saggio re l’utilizzo della scrittura sarà causa di un non esercizio della memoria, la quale si atrofizzerà.
Insomma, l’invenzione che oggi ci permette dopo migliaia di anni di poter comunicare e ampliare la nostra conoscenza (anche se in parte intellettiva), per Platone, ha in sé il limite di addormentare, per così dire, la possibilità di far vivere il ragionamento e la fertilità del pensiero condiviso nel dialogo. La scrittura, nel poggiare su segni prestabiliti le parole, le sterilizzerebbe. (... continua su Rispirazioni.it)