Chi ha paura del guru? (Il mio incontro con Yogananda)

13 Marzo 2025

C’è stato un tempo in cui il termine «guru» mi faceva sorridere. Mi riportava alle immagini esilaranti di un vecchio film con Alberto Sordi dove il protagonista, nel ruolo di un razionalissimo giornalista, smitizzava e smascherava i falsi miracoli di sedicenti santoni e saltimbanchi, anche se nel prosieguo della storia i toni cambiavano profondamente fino a un finale profondo nella sua leggerezza.

13 Marzo 2025 da Rispirazioni.it

C’è stato un tempo in cui il termine «guru» mi faceva sorridere. Mi riportava alle immagini esilaranti di un vecchio film con Alberto Sordi dove il protagonista, nel ruolo di un razionalissimo giornalista, smitizzava e smascherava i falsi miracoli di sedicenti santoni e saltimbanchi, anche se nel prosieguo della storia i toni cambiavano profondamente fino a un finale profondo nella sua leggerezza.

La parola guru è formata da due sillabe, «Gu» e «Ru». La prima indica l’oscurità, la seconda indica il suo opposto, la luce. Colui che porta luce nel buio. Che conduce dal buio alla luce. Questo termine ha diversi livelli di utilizzo in India: dall’insegnante che a scuola accompagna gli allievi alla conoscenza attraverso l’istruzione, ai genitori che aiutano nell’indicare, volontariamente o con le loro azioni, parole e pensieri, possibili scelte; dalla vera e propria guida spirituale che ha percorso già il cammino e può quindi mostrare la direzione, fino alla guida interiore intesa come «voce che sussurra». Insomma, come un esperto del luogo in cui abbiamo scelto di vivere una vacanza dalla mente alla riscoperta del nostro cuore, il guru è colui che ci mostra una mappa per scoprirne i segreti e le meraviglie non visibili al turista distratto.

Forse anche io sono stato un turista distratto, ma mi accorgo che da tempo ho intrapreso un cammino verso un altrove che mi dà la sensazione di essere un «ritorno» più che un «andata». (... continua su Rispirazioni.it)