23 Ottobre 2024 da Rispirazioni.it
Mentre molto di ciò che mi veniva proposto negli anni degli studi secondari, scorreva sotto i miei occhi di adolescente non propriamente interessato al voto nelle interrogazioni, una parte di una raccolta dal nome musicale più ampia, gli Idilli, di Giacomo Leopardi, ha costantemente mantenuto la sua presenza nella mia vita. Parlo, ovviamente, della poesia L’Infinito.
Conoscete quella percezione di accogliente familiarità che si può provare entrando in un luogo che ci riguarda, dove ti sembra di esserci già stato e di volerci rimanere? Ecco, l’incontro con questi versi spalancò in me una misteriosa piacevole, inspiegabile familiarità. La sua vibrazione magnetizzò la mia attenzione sin dalle prime parole.
Le onde visive e sonore tratteggiate nelle righe, risuonavano sotto la mia pelle, e quell’inno maestoso divenne per me un compagno di viaggio. Un quadretto, molto famoso fra l’altro, una copia del manoscritto con correzioni del poeta, campeggia davanti al mio sguardo sulla scrivania di qualunque casa abbia abitato dall’età di 19 anni. Come la foto dei figli o degli affetti più cari. Mi ha accompagnato in provini teatrali, era con me nello studio di una importante radio romana quando lavoravo come speaker, in camerino del primo spettacolo a cui presi parte. Lo inserii in un film, di sfuggita sullo sfondo, mi ha seguito in viaggio nella lavorazione di un altro film, fino in Thailandia. Lo sentivo come un sostegno. Quasi un’immagine sacra. (... continua su Rispirazioni.it)

